“La sfida dell’intelligenza artificiale: tra potere e progresso nell’era digitale”
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La lotta infinita tra potere e progresso nell’era dell’intelligenza artificiale
Daron Acemoglu, uno degli economisti più influenti al mondo, professore di economia al MIT di Boston, recente premio Nobel 2024, è stato ospite del Festival dell’Economia di Trento nella sua 20ª edizione, intervistato dalla caporedattrice de “Il Sole 24 Ore” Laura La Posta e dal giornalista della testata Luca Tremolada. Acemoglu si è detto positivo sulle possibilità che l’Europa ha di assicurarsi un primo posto alla corsa all’Intelligenza Artificiale purché la concepisca come strumento di affiancamento dell’uomo e non di sostituzione. L’intervento è visualizzabile sulla pagina del Festival, previa registrazione gratuita al portale: La lotta infinita tra potere e progresso nell’era dell’intelligenza artificiale.
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- Evoluzione tecnologica e progresso non sono sinonimi
- Oggi come ieri la tecnologia divide
- Lavoro e IA: evitare che l’automazione penalizzi i lavoratori
Evoluzione tecnologica e progresso non sono sinonimi
Acemoglu apre l’intervento citando uno dei suoi più recenti libri: “Power and Progress” in cui analizza il rapporto simbiotico tra il potere e il progresso. Dagli anni 80, i brevetti registrati negli Stati Uniti inerenti al settore dell’elettricità, elettronica, informazione, applicazioni per software e hardware, sono quadruplicati. L’intelligenza artificiale, in questo panorama diventa indiscussa protagonista. L’economista Acemoglu illustra la convergenza tra evoluzione tecnologica e progresso, due parametri che viaggiano di pari passo influenzandosi a vicenda in ciò che lui definisce come: “treno del progresso”. È fondamentale però chiedersi chi beneficia di questo progresso e chi ne detiene il controllo. Nella storia ci sono vari esempi, spiega il premio Nobel, di momenti in cui i risvolti tecnologici non hanno portato a un reale progresso percepito dalla popolazione, primo fra tutti: il Medioevo. Se il settore impiegato nel cambiamento non è dotato delle condizioni di vita e di lavoro e degli strumenti essenziali a trarre beneficio dal suddetto; non si avvererà quella bilancia che tiene sospesi i parametri di tecnologia e sviluppo. Un altro esempio citato dal Professore è la Rivoluzione Industriale, momento per eccellenza di estrema rilevanza economica e tecnologica. Eppure la produttività aumenta per l’automazione, il risultato è un incremento della tecnologia che ha sostituito l’uomo piuttosto che aiutarlo lasciando ampie fasce della popolazione in un periodo buio di crisi, e contribuendo ad ampliare le disuguaglianze.
Oggi come ieri la tecnologia divide
Le istituzioni oggi sono fondamentali per controllare e tutelare il coinvolgimento dei nuovi tools digitali impedendo che creino un divario tra la popolazione suddividendola in categorie che possano beneficiare del cambiamento e in strati della società che ne risulterebbero svantaggiati e impoveriti. L’economista ragguarda sui due parametri essenziali da tenere in considerazione per l’utilizzo consapevole ed efficace dell’IA:
- Le nuove tecnologie devono creare nuovi compiti per l’uomo e non sostituirne integralmente l’operato
- Occorre dare potere ai lavoratori sostenendo democraticamente i sindacati per evitare che il personale si riduca a condizioni schiavizzanti
Le ricerche condotte da Acemoglu dimostrano che più si è soggetti all’automazione, più i salari calano drasticamente impedendo a larghi gruppi della popolazione di godere dello sviluppo tecnologico che avvantaggia i settori con impiegati laureati e personale non sostituibile dall’automatismo. Ora come ora il rischio da evitare è di riprodurre gli schemi passati con l’IA. Non bisogna, avverte Acemoglu, lasciare all’IA il potere di sostituire l’essere umano ma incrementarla come uno strumento efficace per ottimizzare il lavoro svolto. A sostegno di questo, il docente di Boston, porta l’esempio della Ford e delle General Motors, realtà che sono state in grado di integrare l’uomo con la macchina contribuendo a un aumento dei salari durante la Rivoluzione Industriale. “Occorre non rimanere vincolati all’Intelligenza Artificiale generale” spiega Acemoglu, “C’è un’alternativa!” e la riprende dagli studi di Norbert Weiner, matematico e statista, che descrisse la sua idea di “Intelligenza Artificiale PRO-Umanità” che potesse integrare la macchina al lavoro dell’essere umano e sfruttarla a suo vantaggio per raggiungere una complementarità.
Lavoro e IA: evitare che l’automazione penalizzi i lavoratori
Il problema dell’intelligenza artificiale oggi è la sua regolamentazione. “Lo sbaglio commesso dall’Europa è diverso da quello degli Stati Uniti” spiega, “questi ultimi consentono questo dominio non regolamentato delle grandi imprese mentre lo sbaglio commesso dall’Europa è di enfatizzare i valori democratici ma senza che si rispecchi il livello dell’innovazione”. Occorre una migliore automazione a favore del genere umano. Mentre Stati Uniti dovrebbero riprendere il controllo dell’IA lasciato imprudentemente alle big tech, l’Europa dovrebbe sfruttarne il pieno potenziale avviando una regolamentazione unica e chiara che possa rispettare i diritti civili dei lavoratori. Il docente del MIT conclude l’intervento rispondendo ad alcune domande, si dice preoccupato per la situazione degli americani, la cui amministrazione blocca il sistema giudiziario. La perdita del potere affidato al Congresso e il rischio di una struttura con un potere sempre più centralizzato è quello di emulare la situazione di Paesi come l’Ungheria o la Russia: “Trump è il sintomo di problemi che i democratici non hanno capito”. L’Europa, dal canto suo, deve premiare i talenti che ha, dichiara, e che se ne vanno nella Silicon Valley in cerca di maggiori possibilità. Servirebbe una politica unitaria che possa indirizzare l’Europa intera verso l’IA. Fondamentale per ridurre la disuguaglianza è l’introduzione di un solido salario minimo sinergico al programma dell’Intelligenza Artificiale che possa contribuire ad appianare le problematiche riscontrate.
FAQ
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Il Trump Mobile è in realtà uno smartphone cinese prodotto dall’azienda Shenzhen Zuoer Technology Co., Ltd. Nonostante il prezzo di vendita di 499 dollari, il costo di produzione di questo dispositivo è di soli 177 euro, circa un terzo del prezzo di vendita. Questo ha portato molte persone a dubitare della trasparenza e dell’etica dietro questo prodotto.
Il Trump Mobile è dotato di specifiche tecniche che lo pongono nella fascia medio-bassa del mercato degli smartphone. Ha un display da 6,5 pollici, una fotocamera posteriore da 12 MP e una fotocamera frontale da 8 MP. Il processore è un MediaTek Helio P35 e la batteria ha una capacità di 4000 mAh. Nonostante non sia un dispositivo di fascia alta, il Trump Mobile ha comunque ricevuto recensioni miste da parte degli esperti del settore.

La Trump Organization ha difeso la scelta di lanciare questo smartphone, sottolineando il suo design elegante e la sua affidabilità. Tuttavia, molti ritengono che il prezzo di vendita gonfiato rispetto al costo di produzione sia ingiustificato e che il marchio Trump stia cercando di sfruttare la sua notorietà per vendere prodotti di qualità discutibile a prezzi elevati.
Nonostante le polemiche, il Trump Mobile ha comunque attirato l’attenzione dei media e dei consumatori, alimentando il dibattito sull’etica e la trasparenza nel settore della tecnologia.
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