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Come dimostrare la data di realizzazione di un abuso edilizio per il condono

La sentenza n. 4119/2024 del TAR Lazio ha chiarito l’importante questione relativa alla datazione di un abuso edilizio, stabilendo che l’onere della prova circa la preesistenza delle opere grava sul richiedente del condono edilizio.

Questo principio fondamentale implica che il privato deve presentare prove solide e documentate per dimostrare che il manufatto abusivo è stato realizzato entro i termini previsti dalla legge per poter ottenere la sanatoria.

Prove regolari ed eccezionali: cosa serve per dimostrare la datazione

Un caso esaminato riguardava una società di ristorazione che aveva richiesto il condono per l’ampliamento di un locale commerciale eseguito dai precedenti proprietari. La richiesta era stata respinta dal Comune perché le opere non risultavano completate entro il 31 dicembre 1993, come richiesto dalla legge 724/94 (“secondo condono”).

La società aveva contestato il rifiuto presentando diverse prove, tra cui una fattura del 1993 per la fornitura e posa in opera di infissi in legno, un verbale di sopralluogo della Polizia Municipale, dichiarazioni di clienti abituali e una relazione tecnica asseverata.

Validità della documentazione: prove oggettive e residuali

Secondo la giurisprudenza consolidata, le prove per la datazione di un abuso edilizio devono essere rigorose e basarsi su documentazione certa e univoca, escludendo dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà e semplici dichiarazioni rese da terzi.

Le prove oggettive comprendono ruderi, fondamenta, aerofotogrammetrie e mappe catastali, che forniscono una collocazione spaziale e temporale precisa dei manufatti. La prova testimoniale, pur ammissibile, è considerata residuale e meno attendibile rispetto a queste evidenze documentali.

L’eccezione alla regola: presunzioni gravi, precise e concordanti

Nonostante la rigorosità richiesta, il TAR ha riconosciuto che le presunzioni possono costituire una prova valida se dotate di gravità, precisione e concordanza. In pratica, le presunzioni devono avere un alto grado di attendibilità e probabilità per convincere il giudice.

Non è necessaria una certezza assoluta, ma una plausibilità superiore rispetto alla tesi opposta. Nel caso in esame, la società ricorrente ha presentato prove indiziarie come fatture, relazioni tecniche e dichiarazioni che, considerate nel loro insieme, hanno dimostrato con alto grado di plausibilità che le opere erano state realizzate entro il termine legale.

Il decreto salva-casa e le nuove responsabilità per i tecnici

Un’ulteriore evoluzione normativa è rappresentata dal “Decreto Salva-Casa” (D.L. 69/2024), che introduce nuove disposizioni per l’attestazione di conformità edilizia. In particolare, l’art. 36-bis del D.P.R. 380/01 stabilisce che la richiesta di permesso di costruire o la segnalazione certificata di inizio attività in sanatoria deve essere accompagnata dalla dichiarazione di un professionista abilitato.

Questo professionista deve attestare la conformità edilizia rispetto alle norme tecniche vigenti al momento della realizzazione dell’intervento e provare l’epoca di realizzazione mediante documentazione specifica. In mancanza di tale documentazione, il tecnico può attestare la data di realizzazione sotto la sua responsabilità, consapevole delle sanzioni penali in caso di dichiarazioni false o mendaci.

La sentenza del TAR Lazio e il Decreto Salva-Casa rappresentano tappe fondamentali nel chiarire i criteri di prova per la datazione degli abusi edilizi. La giurisprudenza richiede prove rigorose, basate su documentazione oggettiva e verificabile, escludendo dichiarazioni di terzi non corroborate.

Tuttavia, è riconosciuta l’importanza delle presunzioni quando queste siano gravi, precise e concordanti. Le nuove disposizioni normative responsabilizzano ulteriormente i tecnici, chiamati a certificare con precisione e sotto la loro responsabilità la conformità edilizia e la datazione degli interventi. Questi sviluppi normativi e giurisprudenziali rafforzano la trasparenza e l’affidabilità delle pratiche di condono edilizio, garantendo che solo gli interventi realmente realizzati entro i termini di legge possano beneficiare della sanatoria.

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TARI 2024: guida al calcolo e al pagamento della Tassa sui Rifiuti

Con l’arrivo del 2024, i cittadini italiani devono nuovamente affrontare il pagamento della TARI, la tassa sui rifiuti. Questa imposta è dovuta da chiunque possieda o utilizzi, a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte che possano generare rifiuti urbani. In caso di affitto, l’inquilino è responsabile del pagamento della TARI.

A partire da aprile, molti comuni deliberano le nuove scadenze e, in alcuni casi, fissano già i termini per il pagamento della prima rata di acconto. Tuttavia, le scadenze e gli importi da pagare non sono uniformi a livello nazionale, poiché ogni ente locale stabilisce le proprie regole.

Modalità di Pagamento della TARI 2024

Esistono diverse modalità per pagare la TARI 2024:

Bollettino Postale: I comuni inviano un bollettino precompilato con l’importo dovuto. In questo caso, è sufficiente recarsi presso un ufficio postale per effettuare il pagamento.

Modello F24: Un’altra opzione è il pagamento tramite modello F24, inserendo il codice tributo 3944 nella sezione dedicata ai tributi locali.

MAV: Alcuni comuni offrono la possibilità di pagare tramite MAV (Pagamento Mediante Avviso).

Calcolo della TARI 2024

Il calcolo della TARI si basa su una parte fissa e una variabile. Per evitare errori e pagamenti non dovuti, è importante comprendere come viene determinato l’importo da corrispondere.

Parte Fissa

La parte fissa della TARI si calcola moltiplicando la superficie calpestabile dell’immobile, espressa in metri quadrati, per il numero dei componenti del nucleo familiare. La superficie calpestabile include muri perimetrali, interni e pilastri.

Parte Variabile

La parte variabile copre i costi sostenuti dal comune per la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti. Questa componente dipende dalle caratteristiche dell’immobile e dal numero dei residenti.

Pagamento della TARI per immobili non utilizzati

Anche se l’IMU è un’imposta sulla proprietà, la TARI deve essere pagata anche per immobili non abitati, purché siano potenzialmente abitabili. L’esenzione è possibile solo se l’immobile è privo di arredi e utenze attive.

Scadenze per il pagamento della TARI 2024

Le scadenze per il pagamento della TARI variano a seconda delle delibere comunali. Generalmente, i comuni seguono questo schema:

  • Prima rata di acconto: tra aprile e giugno.
  • Seconda rata: fine luglio.
  • Saldo finale: entro il 31 dicembre.
  • Alcuni comuni possono introdurre una quarta rata, quindi è fondamentale verificare le scadenze. specifiche presso il proprio comune di residenza.

Esenzioni e Riduzioni

Le regole per le esenzioni e le riduzioni della TARI sono uniformi su tutto il territorio nazionale. Ad esempio, esistono esenzioni per i nuclei familiari con specifici requisiti economici o per immobili che non possono produrre rifiuti.

Bonus TARI 2024

Il Bonus TARI è un’agevolazione prevista per le famiglie in difficoltà economica. Viene concesso automaticamente a chi possiede un ISEE inferiore a 9530 euro, o a 20.000 euro nel caso di famiglie numerose con almeno quattro figli. Tuttavia, manca ancora un provvedimento attuativo, lasciando discrezionalità ai comuni riguardo l’applicazione del bonus.

La TARI 2024 rappresenta una voce importante nel bilancio familiare. Conoscere le modalità di calcolo e pagamento, le scadenze, e le eventuali esenzioni o riduzioni può aiutare a gestire meglio questa imposta. È consigliabile informarsi presso il proprio comune di residenza per dettagli specifici, in quanto ogni ente locale può adottare criteri differenti per la gestione della TARI.

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Agrivoltaico innovativo: nuove regole e opportunità dal 4 Giugno

Il settore dell™agrivoltaico innovativo sta per vivere una svolta significativa con la pubblicazione delle nuove regole operative e la prossima apertura dei bandi per assegnare 1,1 miliardi di euro previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Dopo un’attesa prolungata, è stato finalmente stabilito il quadro normativo per la realizzazione di impianti agrivoltaici, capaci di combinare la produzione agricola con quella di energia rinnovabile.

Regole operative per l™agrivoltaico innovativo

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha pubblicato le modalità attuative per l™accesso agli incentivi per la costruzione di impianti agrivoltaici. Questi impianti devono essere equipaggiati con strumenti di misura per monitorare l™attività agricola sottostante. Le domande possono essere presentate dalle ore 12:00 del 4 giugno 2024 fino alle ore 12:00 del 2 settembre 2024.

Le regole delineano i requisiti soggettivi e generali per l™accesso agli incentivi, insieme ai criteri progettuali, tra cui la superficie minima da destinare all™attività agricola, l™altezza dei moduli fotovoltaici e la producibilità elettrica minima.

A disposizione ci sono 1,1 miliardi di euro del PNRR, che permetteranno l™erogazione di un contributo in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili, oltre a una tariffa incentivante per l™energia elettrica netta immessa in rete. L™obiettivo è di installare una capacità complessiva di circa 1 GW e una produzione di almeno 1.300 GWh/anno entro giugno 2026.

Limiti all™installazione del fotovoltaico a terra in area agricola

Parallelamente agli incentivi per l™agrivoltaico, è stato pubblicato il Decreto Legge 63/2024, che pone dei limiti stringenti all™installazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra in area agricola. Questo decreto, approvato a inizio maggio dal Consiglio dei Ministri, vieta sia l™installazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra in aree agricole sia l™incremento di quelli esistenti.

Tuttavia, esistono delle eccezioni per gli impianti finanziati dal PNRR, gli impianti agrivoltaici e quelli posti in cave, miniere, aree riconosciute a Ferrovie dello Stato e ai concessionari aeroportuali, aree di rispetto della fascia autostradale, e aree interne ad impianti industriali.

La sfida delle aree idonee

Le nuove normative sull™agrivoltaico innovativo e le restrizioni sul fotovoltaico a terra sollevano indirettamente la questione delle aree idonee per l™installazione di impianti fotovoltaici. Attualmente, è in corso il dibattito sul decreto che dovrebbe definire queste aree. La bozza del decreto prevede, ad esempio, l™idoneità delle aree agricole intorno ai siti produttivi, ma il testo dovrà essere aggiornato per riflettere le recenti novità legislative.

L™introduzione delle nuove regole per l™agrivoltaico innovativo e le restrizioni sull™installazione del fotovoltaico a terra rappresentano un passo importante verso un utilizzo più sostenibile e integrato delle risorse agricole ed energetiche. La possibilità di accedere a 1,1 miliardi di euro di fondi PNRR offre un™opportunità significativa per sviluppare impianti che coniughino la produzione agricola con quella di energia rinnovabile, contribuendo così agli obiettivi di sostenibilità del Paese.

Con l™apertura delle domande prevista per il 4 giugno, gli operatori del settore agricolo e energetico sono chiamati a prepararsi per cogliere queste nuove opportunità, mentre il quadro normativo continua a evolversi per supportare uno sviluppo equilibrato e sostenibile delle tecnologie rinnovabili nel rispetto delle attività agricole.

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Nuove norme per VEPA e tende da sole in edilizia libera

Le recenti modifiche introdotte dal Decreto Salva Casa riguardano le vetrate panoramiche amovibili (VEPA) e le tende da sole, che ora rientrano tra le opere di edilizia libera.

Vetrate panoramiche amovibili (VEPA)

L’installazione delle VEPA, vetrate completamente trasparenti e rimovibili, è stata estesa ai porticati interni agli edifici, rientrando così nelle opere di edilizia libera. Queste strutture, precedentemente autorizzate su balconi e logge, servono a proteggere dagli agenti atmosferici, migliorare l’isolamento acustico ed energetico, ridurre le dispersioni termiche e fornire una parziale impermeabilizzazione dalle piogge.

Le VEPA devono garantire una ventilazione naturale, mantenere l’estetica dell’edificio e non creare nuovi spazi chiusi che possano alterare i volumi e le superfici esistenti. Devono inoltre rispettare le normative locali, comprese quelle di sicurezza, antisismiche, antincendio, igieniche, energetiche e di tutela del paesaggio e dei beni culturali.

Tende da Sole

Le tende da sole, comprese le tende a pergola, sono ora considerate opere di edilizia libera. Queste strutture, che offrono protezione dal sole e dagli agenti atmosferici, possono essere installate senza necessità di autorizzazioni, purché non creino spazi chiusi. Devono inoltre integrarsi con le linee architettoniche esistenti e ridurre al minimo l’impatto visivo.

Altri interventi in edilizia libera

Oltre alle VEPA e alle tende da sole, altre attività rientrano nell’edilizia libera secondo l’articolo 6 del Testo Unico dell’Edilizia. Tra queste troviamo:

  • Manutenzione ordinaria.
  • Installazione di pompe di calore aria-aria con potenza inferiore a 12 kW.
  • Interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche, esclusi ascensori esterni e strutture che alterino il profilo dell’edificio.
  • Pavimentazioni e finiture di spazi esterni.
  • Pannelli solari e fotovoltaici su edifici o strutture adiacenti, esclusi i centri storici.
  • Aree ludiche senza scopo di lucro e arredi delle aree pertinenziali degli edifici.

Queste modifiche mirano a semplificare e facilitare la realizzazione di interventi volti al miglioramento dell’efficienza energetica e del comfort abitativo, nel rispetto delle normative vigenti.

Dettagli normativi

Il Decreto Salva Casa, contenuto nel DL 69/2024 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 maggio 2024, specifica le nuove regole per VEPA e tende da sole. Le VEPA, secondo il Testo Unico dell’Edilizia, sono ora installabili anche su porticati interni agli edifici. Queste opere devono favorire la microaerazione, garantendo una costante circolazione dell’aria per mantenere la salubrità degli spazi interni. Devono inoltre essere progettate per ridurre l’impatto visivo e non modificare le linee architettoniche preesistenti.

Allo stesso modo, le tende da sole e le tende a pergola con telo retrattile o elementi di protezione solare mobili, possono essere installate liberamente. Anche queste strutture non devono creare nuovi spazi chiusi, devono minimizzare l’impatto visivo e armonizzarsi con l’estetica dell’edificio.

Le novità introdotte dal Decreto Salva Casa rappresentano un significativo passo avanti nella semplificazione delle procedure edilizie. Le nuove norme permettono di realizzare interventi di miglioramento abitativo con maggiore libertà, sempre nel rispetto delle normative locali e delle caratteristiche architettoniche preesistenti. Questo cambiamento favorisce l’efficienza energetica e il comfort abitativo, contribuendo al contempo alla valorizzazione degli immobili.

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Corsa al rame: il metallo più ambito

Il 29 maggio, la BHP, il colosso minerario australiano, ha dichiarato di non voler avanzare una nuova offerta per acquisire la Anglo American, rivale britannica. Alle 17 ora di Londra scadeva il termine per le trattative, ponendo fine, almeno temporaneamente, a uno dei più costosi tentativi di fusione nel settore minerario.

Se l’offerta da 49 miliardi di dollari fosse stata accettata, avrebbe creato il più grande produttore mondiale di rame, con una produzione combinata di 2 milioni di tonnellate annue, coprendo il 10% della produzione globale.

Rame, il metallo più ambito

Il tentativo di acquisizione è iniziato il 24 aprile, quando la BHP ha presentato una prima offerta, subito respinta da Anglo American come insufficiente e opportunistica. Nonostante ulteriori proposte, tutte rifiutate, le due aziende avevano aperto trattative da concludere entro il 29 maggio 2024, lo stesso giorno delle elezioni legislative in Sudafrica.

Il coinvolgimento del Sudafrica non era casuale: la BHP chiedeva che Anglo American vendesse le sue miniere nel paese, tra cui Anglo American Platinum e Kumba Iron Ore, per concentrarsi sul rame. Tuttavia, Anglo American, legata storicamente al Sudafrica, temeva che il governo locale, tramite un fondo pensione pubblico, potesse imporre costi elevati per l’approvazione dell’operazione.

Nonostante l’esito negativo, questo tentativo riflette l’importanza crescente del rame, essenziale per la transizione energetica e le tecnologie avanzate. Il rame è il secondo miglior conduttore di elettricità dopo l’argento, ma è molto più economico. Come riportato dal Wall Street Journal, la corsa al rame coinvolge superpotenze come Stati Uniti e Cina.

Dopo la crisi della canadese First Quantum Minerals, l’amministrazione Biden ha investito 3 miliardi di dollari per acquisire miniere in Zambia, in competizione con Emirati Arabi Uniti, Giappone e Arabia Saudita. L’obiettivo degli Stati Uniti è ostacolare l’espansione cinese nel mercato dei metalli e dei minerali. Senza un ministero delle risorse minerarie o un fondo sovrano, gli Stati Uniti collaborano con aziende private e fondi sovrani alleati per sostenere questi investimenti.

Nuove opportunità di lavoro

Nel 2023, gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita hanno negoziato un accordo per investire nella Repubblica Democratica del Congo.

Questo accordo ha permesso di rilanciare la produzione di rame nella regione, creando nuove opportunità di lavoro e contribuendo allo sviluppo economico del paese. Grazie alla collaborazione tra Washington e gli Emirati Arabi Uniti, la Mopani Copper Mines ha potuto beneficiare di nuovi investimenti e tecnologie, migliorando così le sue operazioni e la sua sostenibilità a lungo termine.

Questo partenariato (accordo di natura economica, sociale, politica fra due o più enti o imprese), ha dimostrato come la cooperazione internazionale possa portare a risultati positivi e impattanti per le comunità locali e per l’economia di un paese.

Inoltre, l’International Development Finance Corporation (DFC) sta finanziando un progetto di estrazione di rame in Pakistan, previsto per il 2028, che diventerà uno dei più importanti al mondo. Nello stesso anno, la Cina ha investito oltre 19 miliardi di dollari in metalli e miniere, un aumento del 158% rispetto al 2022.

Rame in Pakistan

Inoltre, l’International Development Finance Corporation (DFC) sta finanziando un progetto di estrazione di rame in Pakistan, previsto per il 2028, che diventerà uno dei più importanti al mondo. Nello stesso anno, la Cina ha investito oltre 19 miliardi di dollari in metalli e miniere, un aumento del 158% rispetto al 2022.

Attualmente, il rame è diventato il metallo più ambito sul mercato delle materie prime.

A metà maggio, durante la sessione alla London Metal Exchange, il prezzo del rame ha raggiunto una nuova altissima cifra di 11.000 dollari per tonnellata, superando così il record precedente.

A New York, i prezzi del rame hanno toccato livelli ancora più alti. Con le aziende minerarie che segnalano una diminuzione della produzione, gli esperti di Bloomberg prevedono che i prezzi potrebbero salire fino a 12.000, se non addirittura 13.000 dollari per tonnellata entro la fine dell’anno.

Alternative meno costose

Tuttavia, come nota Javier Blas di Bloomberg, la realtà potrebbe non essere così rosea.

La domanda di rame si sta indebolendo, soprattutto in Cina, dove i compratori iniziano a ricevere sconti significativi.

Le previsioni indicano che entro dieci anni la domanda di rame potrebbe raddoppiare, passando dalle attuali 25 milioni di tonnellate a 50 milioni all’anno.

Tuttavia, l’offerta potrebbe non riuscire a tenere il passo con la crescente domanda, mettendo a rischio l’intero processo di transizione energetica a livello globale.

Inoltre, i prezzi elevati portano le aziende a cercare alternative meno costose, come l’alluminio, e a migliorare il riciclo dei metalli. Infine, le crisi politiche e commerciali globali potrebbero rallentare la crescita economica, riducendo la domanda di rame e causando una bolla finanziaria.

La corsa al rame è guidata dalla sua importanza strategica per l’energia e la tecnologia, ma il mercato è complesso e influenzato da molteplici fattori economici e geopolitici.

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Emissioni CO2: -37% con i Pellets DR di Ferrexpo

L’azienda svizzera Ferrexpo ha annunciato che l’uso dei suoi pellets per la riduzione diretta (DR) offre una riduzione delle emissioni di carbonio fino al 37% per i potenziali produttori di acciaio.

Come parte della sua Valutazione del Ciclo di Vita (LCA), completata in collaborazione con i consulenti ambientali Ricardo Plc, l’azienda ha mirato a valutare il suo contributo ai potenziali benefici ambientali legati alla produzione di acciaio utilizzando i suoi pellets DR di alta qualità.

Risultati principali: Emissioni CO2: -37%

I risultati della LCA mostrano che il processo di produzione dell’acciaio con ferro ridotto direttamente e forno ad arco elettrico (DRI-EAF), utilizzando i pellets DR di alta qualità e premium di Ferrexpo, offre una riduzione del 37% delle emissioni di carbonio incorporate, rispetto al metodo tradizionale con forno a coke-operato (BF) nel percorso BF-BOF della produzione di acciaio.

Dettagli tecnici: valore del carbonio incorporato nei pellets DR

Il valore associato di carbonio incorporato dei pellets DR di Ferrexpo è stato calcolato essere di 172 kg di CO2 equivalente per tonnellata di pellets DR.

Obiettivi futuri di Ferrexpo per la sostenibilità ambientale

Ferrexpo sta utilizzando questa valutazione LCA iniziale per esplorare come ridurre ulteriormente i suoi impatti su una serie di questioni ambientali, tra cui l’uso dell’acqua e i rifiuti. Il gruppo sta inoltre collaborando con i suoi clienti su queste iniziative, compresa la possibilità di ulteriori LCA per comprendere meglio l’impatto degli altri suoi prodotti di minerale di ferro di alta qualità.

Ruolo di Ferrexpo e dell’Ucraina nella transizione verso l’acciaio ecologico

Ferrexpo e l’Ucraina possono svolgere un ruolo di primo piano nel favorire la transizione verso un acciaio più ecologico, non solo oggi, durante un periodo di guerra, ma anche in futuro, quando potremo tornare a piena capacità e contribuire in modo significativo alla ricostruzione dell’Ucraina”, ha dichiarato Yaroslavna Blonska, direttore marketing ad interim del gruppo Ferrexpo.

Dichiarazioni di Yaroslavna Blonska sui benefici delle emissioni

Yaroslavna Blonska, commentando i vantaggi in termini di emissioni derivanti dall’utilizzo dei pellets DR premium di alta qualità di Ferrexpo, ha sottolineato che, in qualità di fornitore per l’industria siderurgica globale, Ferrexpo è consapevole della crescente richiesta da parte dei clienti e degli utenti finali di ridurre le emissioni di carbonio nella produzione dell’acciaio.

Blonska ha quindi espresso grande soddisfazione per i risultati della Valutazione del Ciclo di Vita condotta da Ferrexpo in collaborazione con Ricardo Plc e verificata in modo indipendente. La valutazione ha infatti dimostrato che l’utilizzo dei pellets DR di Ferrexpo in un forno ad arco elettrico per la produzione di una tonnellata di billette di acciaio consente di ridurre le emissioni di carbonio del 37% rispetto ai metodi tradizionali.

Secondo Blonska, questo risultato posiziona Ferrexpo e l’Ucraina in una posizione strategica per favorire la transizione verso un acciaio più ecologico, non solo nell’attuale periodo di conflitto, ma anche in futuro, quando sarà possibile tornare a pieno regime produttivo e contribuire significativamente alla ricostruzione del Paese.

Prospettive per l’Industria dell’Acciaio

Questo studio dimostra l’impegno di Ferrexpo nella riduzione delle emissioni di carbonio e nel miglioramento dell’efficienza ambientale dei suoi processi produttivi. La collaborazione con Ricardo Plc ha permesso all’azienda di avere una visione chiara e verificata dell’impatto ambientale dei suoi pellets DR, offrendo un’alternativa più sostenibile ai metodi tradizionali di produzione dell’acciaio.

La prospettiva di ulteriori LCA e di coinvolgimento con i clienti su iniziative ambientali dimostra la volontà di Ferrexpo di proseguire sulla strada della sostenibilità, contribuendo in modo positivo al futuro dell’industria dell’acciaio e alla ricostruzione dell’Ucraina.

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Bonus edilizi 2024: tutte le novità dell’Agenzia delle Entrate

Negli ultimi anni, il panorama dei bonus edilizi, tra cui il Superbonus, ha subito oltre 40 modifiche normative. Questi cambiamenti hanno comportato rimodulazioni, riduzioni delle agevolazioni e dei tetti di spesa, e l™abolizione della cessione del credito. È quindi fondamentale conoscere le ultime novità per capire se vale ancora la pena intraprendere nuovi lavori edilizi facendo affidamento sulle agevolazioni fiscali disponibili.

Per chi intende avviare nuovi progetti edilizi, è essenziale avere una visione chiara delle opportunità ancora disponibili e delle nuove norme introdotte. Utilizzare un software con linee guida aggiornate sui bonus edilizi può aiutare a scegliere e gestire al meglio i progetti, garantendo il massimo beneficio dalle agevolazioni fiscali.

Bonus edilizi 2024: Superbonus 2024

Il Superbonus, noto per la sua maxi-detrazione, è passato dal 110% iniziale a diverse percentuali: 90% fino al 31 dicembre 2023, 70% nel 2024 e 65% dal 2025 fino alla fine dell’anno. Questa detrazione copre interventi di efficientamento energetico e riduzione del rischio sismico, suddivisi in interventi “trainanti” (che permettono l™accesso diretto al Superbonus) e “trainati” (che beneficiano del Superbonus solo se eseguiti insieme ai primi).

Ecobonus 2024

L™Ecobonus prevede detrazioni per miglioramenti dell™efficienza energetica degli immobili. Le agevolazioni variano dal 50% al 65% per un massimo di 96.000 euro, ripartite in 10 quote annuali.

La versione SuperEcobonus, riservata a condomini ed edifici con 2-4 unità immobiliari, prevede una detrazione del 70% nel 2024 e del 65% nel 2025.

Sismabonus 2024

Il Sismabonus offre agevolazioni per interventi antisismici, con una detrazione base del 36% e un tetto di spesa di 48.000 euro per unità immobiliare. La percentuale di detrazione varia in base alla classe sismica migliorata, fino a raggiungere l™85% per interventi su condomini che riducono di due classi il rischio sismico.

Il Supersismabonus, riservato a condomini e edifici con 2-4 unità, copre il 70% delle spese nel 2024 e il 65% nel 2025. È importante notare che il D.L. 39/2024 ha istituito un fondo da 35 milioni di euro per il 2025 destinato agli interventi di riqualificazione su immobili danneggiati da eventi sismici.

Bonus ristrutturazione 2024

Il bonus per la ristrutturazione edilizia è stato innalzato al 50% con un tetto di 96.000 euro per il 2024. Per gli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche, la detrazione può arrivare fino al 75% delle spese sostenute.

Bonus mobili 2024

Questo bonus prevede una detrazione del 50% per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe energetica elevata, collegati a interventi di recupero edilizio. La detrazione è calcolata su un massimo di 5.000 euro per l’anno 2024, ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Bonus edilizi 2024: Bonus verde

Il Bonus Verde consente una detrazione del 36% su un massimo di 5.000 euro per unità immobiliare ad uso abitativo per le spese sostenute fino al 2024. Possono beneficiare del bonus i proprietari, i detentori dell™immobile, i comodatari, i locatari, e anche i familiari conviventi e i promissari acquirenti che soddisfano determinate condizioni.

Cosa cambia con il D.L. 39/2024

Il D.L. 39/2024 rappresenta una revisione significativa del sistema delle agevolazioni edilizie. Con questo decreto, si pone fine alla fase della moneta fiscale, riportando tutte le agevolazioni su un periodo di ammortamento più esteso, integrato nella dichiarazione dei redditi. Questo cambiamento mira a rendere il sistema delle agevolazioni più sostenibile e a lungo termine, garantendo un supporto continuo ma ridimensionato rispetto al passato.

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Reddito Energetico per il fotovoltaico 2024: energia pulita e risparmio in bolletta

Il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 8 agosto 2023 ha istituito il “Fondo Nazionale Reddito Energetico” (REN), destinato a sostenere le famiglie in condizioni di disagio economico tramite l’installazione gratuita di impianti fotovoltaici per autoconsumo. Il Fondo mira a realizzare almeno 31.000 impianti fotovoltaici di piccola taglia nel biennio 2024-2025.

Reddito Energetico per il fotovoltaico 2024

L’obiettivo del Fondo, operativo grazie al GSE (Gestore dei Servizi Energetici), è di aiutare le famiglie meno abbienti a ridurre i costi energetici tramite l’autoconsumo di energia solare. Il fondo iniziale di 200 milioni di euro proviene dal Piano di Sviluppo e Coesione del Ministero dell’Ambiente e sarà finanziato continuamente dai ricavi dell’energia immessa in rete.

Le risorse sono distribuite in modo che l’80% sia destinato alle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) e il 20% alle altre regioni italiane.

Requisiti e modalità di accesso

Per accedere al Reddito Energetico, le famiglie devono rispettare determinati requisiti economici e abitativi. Gli impianti devono essere di nuova costruzione e rispettare specifiche tecniche: potenza compresa tra 2 kW e 6 kW, conformità alle normative vigenti, e collegamento a punti di connessione che alimentano l’unità immobiliare del richiedente.

Le spese ammissibili comprendono la realizzazione dell’impianto, acquisto e installazione di componenti, opere edili necessarie, connessione alla rete elettrica, progettazione, studi di pre-fattibilità, direzione lavori, collaudi, consulenze tecniche, monitoraggio e manutenzione dell’impianto per almeno 10 anni, e una polizza multi-rischi per lo stesso periodo.

Contributi e realizzazione degli impianti

Il contributo economico per ogni impianto è calcolato con una quota fissa di 2.000 euro più una quota variabile di 1.500 euro per ogni kW di potenza installata. Questo contributo è erogato direttamente dal GSE al soggetto realizzatore, che deve essere un’impresa qualificata e iscritta al Registro Realizzatori.

Gli impianti devono essere realizzati da aziende abilitate secondo il Decreto del 22 gennaio 2008 del Ministero dello Sviluppo Economico. I soggetti realizzatori, una volta iscritti al Registro Realizzatori, saranno visibili sulla Mappa dei Realizzatori, facilitando la ricerca per le famiglie beneficiarie.

Procedura di richiesta e erogazione dei contributi

Il processo di accesso al Fondo prevede due fasi principali:

  • Richiesta di Accesso al Beneficio: Il soggetto beneficiario, eventualmente assistito dal soggetto realizzatore, deve presentare la domanda, previa individuazione di un soggetto realizzatore che abbia effettuato un sopralluogo e fornito un preventivo.
  • Richiesta di Erogazione del Contributo: Dopo l’entrata in esercizio dell’impianto, il soggetto realizzatore richiede l’erogazione del contributo, che viene accreditato sul proprio conto corrente.

Entrambi i soggetti devono registrarsi sul portale informatico del GSE. Le richieste di accesso devono essere inviate telematicamente prima dell’entrata in esercizio dell’impianto, secondo un meccanismo di “procedura a sportello” che valuta le domande in ordine cronologico.

Tempistiche e prospettive future

La prima procedura a sportello per il 2024 sarà attiva entro 120 giorni dalla pubblicazione del regolamento e rimarrà aperta fino alla fine dell’anno o fino all’esaurimento delle risorse. Per il 2025, la nuova procedura a sportello sarà disponibile entro il primo marzo.

Il Ministro Pichetto Fratin ha annunciato che a giugno il GSE aprirà un portale per censire i soggetti realizzatori e gestire le istanze dei beneficiari.

Il Reddito Energetico 2024 rappresenta un’importante iniziativa per promuovere l’energia pulita e sostenibile, migliorando al contempo la situazione economica delle famiglie in difficoltà.

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Vantaggi della Conformità INL: perché è importante per la tua azienda

L™attestato di Conformità INL rappresenta un riconoscimento per le aziende che risultano in regola dopo un controllo, esentandole da successive ispezioni.

La Legge 56/2024, che ha convertito con modifiche il D.L. 19/2024 nota come decreto PNRR quater, ha introdotto importanti riforme in materia di appalti e sicurezza sul lavoro. Tra queste riforme, oltre alle misure sanzionatorie, ci sono iniziative volte a promuovere le buone pratiche di sicurezza.

Una delle misure incentivanti è la lista di conformità, prevista dall™articolo 29, commi 7-9 del decreto PNRR quater. Analizziamo nel dettaglio di cosa si tratta e quali benefici comporta.

La lista di Conformità INL: cosa comprende e perché è importante

La lista di Conformità dell’INL fornisce un’importante trasparenza sulle aziende che rispettano le normative sul lavoro, incoraggiando una sana concorrenza e premiando gli sforzi delle imprese virtuose. Le aziende presenti nella lista dimostrano di essere responsabili e attente alle regole, garantendo così un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso dei diritti dei lavoratori.

Essere inclusi nella lista di Conformità INL può essere un importante vantaggio competitivo per le imprese, in quanto rappresenta una certificazione pubblica del rispetto delle normative sul lavoro. Inoltre, essere riconosciuti come conformi può aumentare la fiducia dei clienti, dei fornitori e dei dipendenti nei confronti dell’azienda.

Mantenere la conformità alle normative del lavoro è un impegno costante per le imprese, che devono essere sempre aggiornate sulle normative in vigore e assicurarsi di rispettarle in modo accurato. Essere presenti nella lista di Conformità INL è un traguardo importante che premia il lavoro svolto dalle aziende per garantire un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso.

Come ottenere l’attestato di Conformità INL

Per ottenere l™iscrizione alla lista di conformità INL e il relativo attestato, un’azienda deve superare un controllo ispettivo che verifica l’osservanza delle leggi sul lavoro e dellenorme di salute e sicurezza negli ambiti di lavoro. Se non vengono riscontrate violazioni e il datore di lavoro acconsente, viene rilasciato l’attestato di conformità.

Fine della Conformità INL: come si esce dalla Lista?

Conforme al punto 9 del comma 354 dell’articolo 1 della Legge 197/2022, un datore di lavoro può essere rimosso dalla lista di conformità qualora vengano riscontrate violazioni o irregolarità dagli organi di vigilanza in seguito.

Vantaggi dell™iscrizione alla lista di conformità INL

Essere iscritti alla lista di Conformità INL offre due principali vantaggi: giuridico e reputazionale. Da un punto di vista giuridico, l’azienda beneficia di un anno di esenzione da successivi controlli nei settori già ispezionati, salvo verifiche legate alla benessere e sicurezza sul lavoro o indagini sollecitate dalla Procura della Repubblica.

Ovviamente sotto il punto di vista della reputazione, l’iscrizione funge da certificazione pubblica del rispetto delle normative di sicurezza, migliorando l’immagine aziendale in un mercato sempre più attento alla sostenibilità e alla responsabilità sociale.

Quando sarà effettiva la lista di conformità INL?

La lista di Conformità INL non è ancora attiva. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro deve ancora provvedere alle specifiche tecniche e operative necessarie perché sia effettiva.

Essere aggiornati sulle normative vigenti è fondamentale per una gestione corretta dei luoghi di lavoro e dei cantieri. Per questo motivo, è consigliabile utilizzare soluzioni software dedicate alla valutazione dei rischi e al coordinamento della sicurezza nei cantieri.

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Detrazioni fiscali per ristrutturazioni: come possono beneficiarne i non proprietari

La questione delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie è spesso fonte di dubbi, specialmente quando chi esegue i lavori non è il proprietario dell’immobile interessato. Recentemente, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito con la risposta n. 112 del 2024, rispondendo ai quesiti di un titolare del permesso di costruire che intende realizzare interventi su un immobile non di sua proprietà.

Detrazioni fiscali per ristrutturazioni edilizie: il caso

Un proprietario terriero ha ottenuto un permesso di costruzione per demolire e ricostruire un fabbricato fatiscente, oltre a costruire un nuovo edificio con ampliamento di volume e cambio di destinazione d’uso.

Tuttavia, non essendo proprietario del fabbricato collabente, ma solo del terreno e del diritto edificatore relativo ai lavori, ha richiesto all’Agenzia delle Entrate se potesse comunque beneficiare del bonus ristrutturazioni, ovvero della detrazione del 50% delle spese sostenute per l’intervento.

Chi può ottenere la detrazione fiscale?

Secondo quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate, l’ intervento a demolire e ricostruire costruzioni esistenti con modifiche di sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche, inclusi gli adeguamenti antisismici, l’applicazione delle norme sull’accessibilità, l’installazione di impianti tecnologici e l’efficientamento energetico, rientrano nella definizione di ristrutturazione edilizia. Inoltre, sono contemplate anche le demolizioni e ricostruzioni di edifici o parti di essi che sono crollati o sono stati demoliti, a patto che sia possibile stabilire le caratteristiche iniziali dell’edificio.


Per quanto riguarda la possibilità di ottenere la detrazione fiscale per chi non è il proprietario dell’immobile, l’Agenzia ha chiarito che ciò è possibile se vengono soddisfatte due condizioni:

  • Consenso del Proprietario: Il detentore dell’immobile deve avere il consenso del proprietario per eseguire i lavori.
  • Contratto Registrato: L’immobile deve essere legalmente posseduto attraverso un atto registrato prima dell’inizio dei lavori e al momento della spesa.

Applicazione al caso specifico

Nel caso specifico, il richiedente possiede i diritti edificatori per eseguire i lavori e ha sottoscritto un contratto con il proprietario dell™immobile collabente. Questo contratto rispetta le condizioni richieste dall’Agenzia delle Entrate: il consenso del proprietario è stato ottenuto e la detenzione risulta da un atto regolarmente registrato.

Pertanto, l’Agenzia ha concluso che il proprietario del terreno, nonostante non sia il proprietario dell’immobile collabente, ha diritto alla detrazione fiscale per l’intervento di ristrutturazione. Questa decisione si basa sul fatto che il contratto sottoscritto soddisfa tutti i requisiti previsti dalla normativa fiscale.

Implicazioni

Questo chiarimento è particolarmente rilevante per tutti coloro che, pur non essendo proprietari degli immobili, sono coinvolti in progetti di ristrutturazione su terreni di loro proprietà o su cui hanno diritti edificatori. Assicurarsi di avere un contratto regolarmente registrato e il consenso del proprietario dell’immobile sono passaggi fondamentali per poter beneficiare delle detrazioni fiscali previste per le ristrutturazioni edilizie.

In sintesi, il bonus ristrutturazioni può essere richiesto anche da chi non è proprietario dell’immobile, purché siano rispettate le condizioni stabilite dall’Agenzia delle Entrate, facilitando così la realizzazione di importanti lavori di riqualificazione e miglioramento del patrimonio edilizio.